Snocciolare curricula mi procura sonnolenza, reputo più divertenti le liste della spesa. Allergica a schemi e formule omologanti, presento il neonato pantablog alla mia maniera, svelando attitudini personali in tono informale:
– scrivo per diletto da tempo, incapace di domare un inchiostro che scorre libero spaziando in ambiti tanto differenti; qui nel web, all’allure della stilografica sostituisco i tasti felpati della tastiera, ergo, racconto di tutto un po’.
– Un decennio d’esperienza maturata nell’universo dell’interior design, mi ha regalato una certa disinvoltura nell’ambito dell’arredo e décor, ergo, luci puntate su ”living and home”.
– Indosso “chipao”, battendo in tempismo noti stilisti che solo da poco osano avvicinarsi alla cultura orientale, ergo, nel mirino “fashion and style”.
– Ho allenato le papille gustative attovagliata a deschi stellati, a tavoli genuini di trattorie ruspanti, non disdegnando la saggezza delle antiche osterie, ergo, indice puntato su ristoranti e locali
Viaggiare emoziona, si assaporano ed esplorano confini. Se la V è maiuscola, e non impacchettata, poesia e avventura si mescolano in un abbraccio arricchente, ergo, conosco un’isola che per i più ancora non c’è!

E non finisce qui, “Se telefonando” è un caleidoscopio, foriero di ricchi spunti, esattamente quanti la fantasia ne suggerirà. Dietro ad ogni squillo la sorpresa… Nessun nome si è rivelato più adatto di quello scelto, tributo non pianificato all’ugola d’oro e alla comune città di provenienza. Vivo a Cremona, quando non siamo altrove, con mio marito Alberto. Con lui, intenso ed unico, vedo il mondo a colori, condividendo passione e passioni.

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Archives for: Gennaio 2020

There were 2 posts published in Gennaio 2020.

|Home Decor| Blue time

L’azienda statunitense Pantone, Bibbia delle palette influenti, ha decretato il colore 2020; eleggendo a re delle tinte una precisa sfumatura di blu, battezzata Classic Blue, presentata con il caratteristico rettangolo cromatico seguito da tre righe di prefazione motivazional-psicologica che, in sintesi, parlano di eleganza senza tempo e rassicurazione, di serenità e di cieli al tramonto della sera. more

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Moda | Golden Globe 2020

Un red carpet tanto insidioso, per abiti e annessi e connessi, neppure forse la più fervida delle immaginazioni lo avrebbe pronosticato, ma così è stato il Golden Globe Arwards targato 2020.
I rocamboleschi scivoloni sulle perfide bucce di banana sparse su quel così ambito tappeto – riguardanti quasi tutte le sfilanti, osservando l’outfit – sconcertano, poiché l’evento era studiato e atteso, non di certo imprevisto e assolutamente improvvisato.
Due in breve le tendenze: da una parte, chi ha voluto stupire ad ogni costo, osando con disinvolta audacia eccessi ed ineleganza, e a causa del ruzzolone stilistico ha riportato da fastidiose lussazioni a dolorose triple fratture scomposte; dall’altra, chi si è affidata al consueto, chetando il desiderio di originalità, ha raggiunto la mini vetta del minimo sindacabile, senza spingersi oltre se non di poco o solo in pochissime. Insomma, a colpire centrando l’ammirazione a questo giro non c’è riuscita né grande attrice né starlette.
Le uniche certezze le ha regalate l’assegnazione del Golden a chi lo meritava, uno su tutti Joaquin Phoenix in Joker, e a sorpresa il comico Ricky Gervais con il suo memorabile discorso-denuncia politicamente (s)correttissimo.
Chiusa questa parentesi di soddisfazioni, tornando all’agghindarsi, la prima a rendere infuocati i riflettori e a rimanere più impressa nell’immaginario collettivo è Jennifer Lopez impacchettata da Valentino con maxi nastri di verde, oro e bianco post natalizio. Prova complessa, ardua e insuperabile anche a parer di chi, come me, approva i fiocchi, ma qui davvero di dimensione spropositata. Per ridurre la pena a Piccioli – designer della maison almeno fino ad oggi – va riconosciuto che la stessa mise indossata da un’altra, dotata di fisico alto e snello e priva di cofana e del surplus di gioielli imposti per contratto, pareva un filo meno azzardata e una spanna più armoniosa, come rivelano le immagini online a titolo di paragone.
Sviste di gusto anche per due insospettabili, all’altezza di solito sia sul set sia sulle passerelle cinematografiche: Cate Blanchett, orfana di re Giorgio, si presenta alata e surreale in Mary Katrantzou, stilista che non è a quanto pare basilare scoprire; la Theron, sempre perfetta quando sposa il tuxedo, stavolta omaggia l’antica Grecia e la mela verde, affidandosi e fidandosi di Dior, ciecamente.
Altro inciampo lo regala Salma Hayek, imitata dall’Arquette, esibendo seni esplosivi fasciati in un esausto bustino Gucci. Possibile che non abbia mai sentito parlare d finezza, di misura e della coppa di champagne? Eppure tra lei e le avventuriere dei salotti tv nostrani scorre un oceano!
Gwjneth Paltrow deve averla pensata allo stesso modo dei molti a corto di fantasia, dando carta bianca e pieni poteri alla blasonata casa di moda prescelta, in questo caso Fendi, con la convinzione di trovarsi così a tre quarti d’opera, ma non va e non è andata esattamente secondo i piani: la nuance nocciola con rouge e tempestata di trasparenze sembra una tenda di un bed and breakfast alla buona sistemata alla ‘cattiva’, sine cura.
A toglierla dall’impasse l’inseparabile sorriso e l’aspetto mai volgare.
Un nì se lo aggiudicano la Kidman in Versace abbinato a microscopica borsa-gioiello, da lasciare la prossima volta in camerino, e Scarlett Johansson in un voluminoso Vera Wang dal quale sbuca un ‘signorile’ tatuaggione; entrambe bionde, in rosso e con spacco.
Si salvano comodamente in quattro: la Aniston e la Miller in niente di epocale ma gradevole, Zoe Kravitz sedotta dal gioco di pois by Saint Laurent ed, infine ma prima, Renée Zellweger che, in azzurro polvere Armani, ricorda il numero della kermesse e della smorfia, 77, con uno stacco di splendide gambe affusolate. Peccato per il volto, difficilmente riconducibile a lei, ma questo è il solito triste discorso già affrontato mille volte e destinato a non conoscere un perché convincente.
Questa carrellata fashion, seppur risulti più azzeccata definirla di stile, manca un po’ di equità. Solo donne colte in errore? No, anzi, ce n’è uno che fa danni almeno per dieci nel tentativo di celebrare il colore dell’anno, ed è Sacha Baron Cohen in D&G blu Pantone 2020, suppergiù.
Ora, chiudere in bellezza è un obbligo imperante, quindi tra chi indovina il look merita d’esser citata pure Rachel Weisz nel suo rincuorante Tom Ford.
E va da sé che il Golden Globe 2021 potrà solo migliorare.

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