Snocciolare curricula mi procura sonnolenza, reputo più divertenti le liste della spesa. Allergica a schemi e formule omologanti, presento il neonato pantablog alla mia maniera, svelando attitudini personali in tono informale:
– scrivo per diletto da tempo, incapace di domare un inchiostro che scorre libero spaziando in ambiti tanto differenti; qui nel web, all’allure della stilografica sostituisco i tasti felpati della tastiera, ergo, racconto di tutto un po’.
– Un decennio d’esperienza maturata nell’universo dell’interior design, mi ha regalato una certa disinvoltura nell’ambito dell’arredo e décor, ergo, luci puntate su ”living and home”.
– Indosso “chipao”, battendo in tempismo noti stilisti che solo da poco osano avvicinarsi alla cultura orientale, ergo, nel mirino “fashion and style”.
– Ho allenato le papille gustative attovagliata a deschi stellati, a tavoli genuini di trattorie ruspanti, non disdegnando la saggezza delle antiche osterie, ergo, indice puntato su ristoranti e locali
Viaggiare emoziona, si assaporano ed esplorano confini. Se la V è maiuscola, e non impacchettata, poesia e avventura si mescolano in un abbraccio arricchente, ergo, conosco un’isola che per i più ancora non c’è!

E non finisce qui, “Se telefonando” è un caleidoscopio, foriero di ricchi spunti, esattamente quanti la fantasia ne suggerirà. Dietro ad ogni squillo la sorpresa… Nessun nome si è rivelato più adatto di quello scelto, tributo non pianificato all’ugola d’oro e alla comune città di provenienza. Vivo a Cremona, quando non siamo altrove, con mio marito Alberto. Con lui, intenso ed unico, vedo il mondo a colori, condividendo passione e passioni.

img-ABOUT-1

 

Arte | I Comandamenti di Christo

263

La Land Art ha perso Christo oramai da un mese, caso vuole proprio nell’ultimo giorno del maggio tradizionalmente dedicato alla Madonna.
Pleonastico precisare che di quella discussa corrente sorta a cavallo del ’67 e dell’agitato ’68 negli Stati Uniti, con la pretesa di dialogare o punzecchiare il paesaggio a seconda della fazione – sostenitore o detrattore – lui ne fu l’esponente più rappresentativo e carismatico.
Un tipo scevro di orpelli introduttivi; perché non aveva né bisogno di cognomi o titoli né dei triti, pedanti rimandi giornalistici a origini bulgare o altri influssi atavici, bastando quell’unico altisonante nome a presentarlo, qualificarlo e internazionalizzarlo.
Le credenziali son tutte presenti all’appello: è Christo, fa miracoli, cammina sulle acque e lo rende possibile anche ai fedeli raccolti numerosi ad ogni suo apparire; come il Redentore suscita clamore ed è osannato, ampiamente, o lapidato, meno di frequente.
E qui le straordinarie similitudini si arrestano. Non gli riesce l’evento clou, il prodigio: la risurrezione. La si attende invano. Tutti, dalla portinaia alla contessa, ne parlano e ne scrivono, il giorno stesso dell’addio e pure il successivo, spendendo stesse lacrime e sfornando interminabili articoli che ripercorrono le famose tappe artistiche, impacchettamento dopo imballaggio, sviolinata o stroncatura compresa. Artribune, in testa.
I parecchi devoti, poi, lo ricorderanno nelle ricorrenze comandate, tipo qualche giorno indietro in occasione del venticinquesimo del “suo” Reichstag di Berlino, o lo faranno l’anno prossimo allo scoccare del giorno convenzionale. Sorte comune, che tocca a tutti i poveri cristi pullulanti il  pianeta dei comuni mortali, a QUASI tutti coloro che giacciono.
Con l’avverbio evidenzato in stampatello, volutamente, visto che l’eccezione c’è sempre e conferma la regola: a qualcuno – da soprannominare beato seppur non serafico, bensì umanissimo – capita e accadrà di vivere in eterno, onnipresente nel ricordo di chi lo ha amato: così è stato per Jeanne-Claude, la moglie dell’artista, resa costantemente viva e cardine di un suo caposaldo, e lo si vedrà tra poco.
Tornando a quel giorno, il 31 maggio, senza indugio rimbalzano alla mente le cristalline parole selezionate con cura dal suo ufficio per comunicarne  l’improvvisa morte avvenuta a New York. Una frase che avrebbe condiviso, c’è da giurarsi, e che chiunque si augurerebbe di far propria: “Ha vissuto la sua vita nel modo più pieno”. Metabolizzata l’infausta notizia, sono seguite, come già precisato, pagine e discorsi incessanti sulla sua prolifica produzione costellata di installazioni riuscite. Prevedibili penne fameliche sul pezzo caldo, leste nel battere sul tempo testate rivali.
Il terzo giorno, silenzio pesto. Il masso pesante non si è spostato, il sepolcro è intatto.
Nessun guizzo di originalità manco per il “divino”, dopo la pioggia di pezzi identici piovuti alle redazioni nelle prime ventiquattro ore, sai mai che lo scoop evapori, cortina di gelo. Zero inchiostro.
Oggi, invece, è inaspettatamente ritornato. Così, senza dover onorare una scadenza o per imposizione di una linea editoriale definita che ne ritma i se i ma, i tempi e le virgole. Lo ricordo a modo mio, fornendone una lettura insolita, dettata dall’osservazione emozionale dei suoi messaggi verbali, dopo aver scartabellato e ascoltato. Soppesando il lascito psicologico, battezzato testamento giusto per non deragliare dai binari “religiosi” percorsi, basato su comandamenti moderni, che altro non sono se non linee guida universali o bei principi.
Del resto, già avevo a suo tempo, nel 2016, accennato alle pennellate di rosa nel blu dell’oceano e al The Floating Piers e ad altri imballaggi noti, palesando quanto il confine talvolta risulti labile tra arte aulica, vera e propria, e discipline affini seppur distinte, quali l’alto artigianato o l’ingegneria. La fune artistica odierna la si vuole lunga a dismisura, e si ha la pretesa d’includerne ogni espressione: in realtà, l’arte maiuscola sta al centro, alle estremità e nei paraggi si cullano sensazioni, magari cariche di notevole impatto evocativo, ma che andrebbero valorizzate e considerate con occhio obiettivo e non generalizzante. Questo non per sottrarre meriti all’apprezzato Christo, ma solo per non bollare negativamente chi distingue e solleva argomentazioni valide, o chi, eccomi qua, conferisce maggior consistenza ai suoi tre comandamenti-suggerimenti di vita, considerandoli coinvolgenti, pertanto artistici.
Sostanzialmente si contano su un dito e una falange, sono 4, non dieci,  trattandosi di una divinità minore rispetto al Cristo senza l’acca. E li ha trasmessi comunicandoli in più d’una occasione.
Primo. “La bellezza, la scienza e l’arte trionferanno sempre”. Tra virgolette poiché era la frase mantra, ripetuta fino allo sfinimento, adatta in ogni occasione. Sulla bocca di molti, attuata da pochi. Visione idealistica, forse da sognatore per alcuni, ma non priva di fondamento, anzi traboccante di sincerità e faro costante.
Secondo. Persegui la libertà, lotta, se il caso, per conquistarla. Quando raccontava il progetto di turno, non lo indorava affatto. Succedeva che fosse un lavoro interminabile, richiedendo stagioni e anni anche per averne il semplice permesso di realizzazione, logorando l’entusiasmo di chiunque, ma non il suo, nonostante la fugacità del dopo realizzazione. Lo spiegava sic et simpliciter, senza un filo di esagerazione: definendolo totalmente inutile, non necessario e neppure non criticabile, ma grazie o a causa di tali (assenti) prerogative così tanto emanante libertà. Libero di creare il superfluo, dunque non al servizio di nessuno, se non della propria fantasia.
Terzo. Gemello del precedente. Quant’è spicciolo, vano e piccolo il successo, anelato da folle imbarazzanti. Non amava per nulla quel termine, preferendogli di gran lunga gioia e pace. Non occorrono aggiunte per comprenderlo, i due termini prescelti fagocitano l’altro, risultando elefanti al cospetto di un moscerino.  Sennonché, risultando numericamente superiori i nanerottoli, in questa società per certi versi sbilenca, non stupisce lo sbraitare incessante in cerca di visibilità, anche negativa, poco importa. La gioia è troppo elitaria per il popolo dei social. Qui, Christo rimarrà deluso. I più puntano al bersaglio facile e non onorano di sicuro il comandamento
Quarto. Immenso e d’una rarità assoluta. Vivere al plurale, non pronunciava mai l’egoistico io, sostituendolo al nobile noi. Dove noi, equivaleva a lui e a lei, anche quando lei non c’era più. “Non smetto di avere idee anche in nome suo”. Pensare che quell’idillio non era sbocciato sotto i crismi migliori, inciampando in ostacoli iniziali di un certo rilievo e tutt’altro che romantici -lei era già sposata e lui frequentava la sorella -, ma poi l’unione aveva spiccato il volo, librandosi al di sopra di nuvole e scrosci pregressi. Sodali di vita, pensiero, idee ed eterno. In ultimo, causa pandemia, aveva rimandato al 2021 l’impacchettamento dell’Arco di Trionfo a Parigi, pianificato e già precisato, come ogni opera, sua e di Jeanne-Claude. Porteranno avanti il progetto altri, la sua ultima passerella immortalata resterà nell’immaginario collettivo sul lago d’Iseo.
Christo che cammina sulle acque e dispensa Comandamenti esclusivi. Creato ad immagine e somiglianza, pare reciti ciò la fede.