Snocciolare curricula mi procura sonnolenza, reputo più divertenti le liste della spesa. Allergica a schemi e formule omologanti, presento il neonato pantablog alla mia maniera, svelando attitudini personali in tono informale:
– scrivo per diletto da tempo, incapace di domare un inchiostro che scorre libero spaziando in ambiti tanto differenti; qui nel web, all’allure della stilografica sostituisco i tasti felpati della tastiera, ergo, racconto di tutto un po’.
– Un decennio d’esperienza maturata nell’universo dell’interior design, mi ha regalato una certa disinvoltura nell’ambito dell’arredo e décor, ergo, luci puntate su ”living and home”.
– Indosso “chipao”, battendo in tempismo noti stilisti che solo da poco osano avvicinarsi alla cultura orientale, ergo, nel mirino “fashion and style”.
– Ho allenato le papille gustative attovagliata a deschi stellati, a tavoli genuini di trattorie ruspanti, non disdegnando la saggezza delle antiche osterie, ergo, indice puntato su ristoranti e locali
Viaggiare emoziona, si assaporano ed esplorano confini. Se la V è maiuscola, e non impacchettata, poesia e avventura si mescolano in un abbraccio arricchente, ergo, conosco un’isola che per i più ancora non c’è!

E non finisce qui, “Se telefonando” è un caleidoscopio, foriero di ricchi spunti, esattamente quanti la fantasia ne suggerirà. Dietro ad ogni squillo la sorpresa… Nessun nome si è rivelato più adatto di quello scelto, tributo non pianificato all’ugola d’oro e alla comune città di provenienza. Vivo a Cremona, quando non siamo altrove, con mio marito Alberto. Con lui, intenso ed unico, vedo il mondo a colori, condividendo passione e passioni.

img-ABOUT-1

 

| Arte | Incontri artistici nell’arte

358

Aprire porte, o meglio portali, di antiche dimore è indice di spiccata sensibilità: storia, cultura e bellezze artistiche meritano di essere conosciute, ammirate e tramandate.
Lo sa bene il FAI, da tempo sostenitore di una politica a tutela dell’importante patrimonio italiano, considerato un vero tesoro da visitare e condividere; che si tratti di maestoso  giardino, palazzo blasonato o fortilizio, è impensabile restino ad appannaggio di pochi, se non addirittura abbandonati.
E lo sa bene anche l’attuale proprietario di quello che fu un castello, di Montanaro, oggi splendida villa immersa nella campagna, a ridosso di San Giorgio Piacentino: ai visitatori non solo racconta, con un trasporto contagioso, trascorsi e aneddoti del posto, ma va oltre, ospitando arte, contemporanea in questi giorni, nella dimensione classica, senza tempo che lì si respira. Il signor Spaggiari capitolò nuovamente, non riuscendo a resistere al fascino fané di quell’ex maniero carico di vissuto e di passaggi tra casate nobiliari, già  convertito in villa, attorno alla fine del Seicento, dai Marazzani Visconti, in possesso anche  del castello di Paderna, poco distante e più noto.
Divenne così un’aristocratica residenza signorile di villeggiatura; termine quest’ultimo tanto aulico e tanto in disuso nella società odierna, abituata a ferie e villaggi vacanze, altri mondi, privi di ogni nobiltà. Villeggiare, del resto era ed è un lusso: aria salubre, paesaggio, natura, colori e clima, tutto racchiuso in uno stile di vita.
La sorte non remò sempre benevola sulla primitiva fortezza, dall’impiego come base d’appoggio dell’esercito austro-russo nel 1799 passò a dominio statale nel Novecento; dapprima occupata dalla Gioventù Italiana del Littorio, poi dal brefotrofio Pallastrelli, il cui nome è  ancora impresso all’ingresso, per cadere, infine, nell’oblio e nel degrado.
Tornata a nuova luce ultimamente, accollandosi ingenti spese: onerosi, infatti, i lavori di recupero, diversi gli interventi conservativi ancora da effettuare, ma ne è valsa la fatica e l’impegno profuso, lo sottolinea il  mecenate sostenitore, è ampiamente giustificato.
” Io non avevo bisogno di un altro castello…ma lui sì!”. Fortunatamente.
Definitelo, dunque, come vi garba, anche nostalgicamente castello, se preferite, ma non trascuratene l’esistenza, merita.
Inoltre, da sabato scorso e, su appuntamento anche in settimana, è allestita un’interessante esposizione di dipinti e sculture: opere esaltate ancor più dall’affascinante e felice ubicazione.
Se cortile, porticato ed ali dell’architettura esterna costituiscono già un ottimo biglietto da visita, per gustare la pienezza delle opere e, soprattutto, il fascino dell’antica costruzione è d’obbligo salire lo scalone e giungere al piano nobile, guardare davanti e in alto.
Qui, illuminati da soffitti affrescati e decori, in un sapiente contrasto tra contemporaneo e passato, i lavori di Marco Solzi e Paolo Mezzadri risaltano, calamitando attenzione. I due artisti hanno compreso quanto la loro sinergia sia vincente, proponendo, insieme, un percorso visivo avvincente, che li vede perfettamente complementari nel loro essere, per materiali e tecniche, diametralmente opposti, uniti certamente dalla comune predilezione per le lettere dell’alfabeto, onnipresenti.
Il rincorrersi delle stanze svela continue sorprese: le grandi tele di Solzi, con chandeliers o parole mirate, cedono il testimone alle sculture di ferro, reso magicamente caldo e vivo, realizzate da Mezzadri, per poi ritrovarsi, arricchendosi vicendevolmente. 

Non c’è altro da aggiungere, ogni ulteriore aggettivazione risulterebbe superflua: il luogo visto è meglio che descritto, analogo discorso per la mostra in corso.
Unico ripetitivo appunto: prendete nota dell’indirizzo.