Snocciolare curricula mi procura sonnolenza, reputo più divertenti le liste della spesa. Allergica a schemi e formule omologanti, presento il neonato pantablog alla mia maniera, svelando attitudini personali in tono informale:
– scrivo per diletto da tempo, incapace di domare un inchiostro che scorre libero spaziando in ambiti tanto differenti; qui nel web, all’allure della stilografica sostituisco i tasti felpati della tastiera, ergo, racconto di tutto un po’.
– Un decennio d’esperienza maturata nell’universo dell’interior design, mi ha regalato una certa disinvoltura nell’ambito dell’arredo e décor, ergo, luci puntate su ”living and home”.
– Indosso “chipao”, battendo in tempismo noti stilisti che solo da poco osano avvicinarsi alla cultura orientale, ergo, nel mirino “fashion and style”.
– Ho allenato le papille gustative attovagliata a deschi stellati, a tavoli genuini di trattorie ruspanti, non disdegnando la saggezza delle antiche osterie, ergo, indice puntato su ristoranti e locali
Viaggiare emoziona, si assaporano ed esplorano confini. Se la V è maiuscola, e non impacchettata, poesia e avventura si mescolano in un abbraccio arricchente, ergo, conosco un’isola che per i più ancora non c’è!

E non finisce qui, “Se telefonando” è un caleidoscopio, foriero di ricchi spunti, esattamente quanti la fantasia ne suggerirà. Dietro ad ogni squillo la sorpresa… Nessun nome si è rivelato più adatto di quello scelto, tributo non pianificato all’ugola d’oro e alla comune città di provenienza. Vivo a Cremona, quando non siamo altrove, con mio marito Alberto. Con lui, intenso ed unico, vedo il mondo a colori, condividendo passione e passioni.

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| Design | Salone del Mobile e Fuorisalone

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Il sipario è appena calato sul compleanno meneghino più atteso e festeggiato, il 58°, con ospiti-visitatori giunti dal mondo intero – perché l’evento è di richiamo internazionale – e curiosi allestimenti ubicati in più punti furbi. Festa grande, dunque, per il Mobile: spalmata lungo sei frenetiche giornate da tacco flat abbinato al dono dell’ubiquità, tra la folla in fiera ma, lo ribadisco anche quest’anno, soprattutto al di fuori del Salone e dei suoi numericamente sconfinati stands; perché è lì, tra le vie floreali e gli spazi a cielo spesso aperto, che s’intersecano e fondono mostre, ricevimenti, workshop, cibo, trend, fantasia e sofà. Così ci si ritaglia e confeziona il proprio stile e pubblico, lanciando un messaggio o consigliando chicche d’interior: viva sperimentazione si respira nel polo avanguardista di zona Tortona, mai banale oramai da tempo consolidato; eventi e progetti in strabiliante equilibrio tra tradizione e innovazione allietano il Brera Design District, centro storico dell’autentica milanesità; e a stare al passo è anche il Quadrilatero della moda, sedotto dal desiderio di abbigliare corpi e accessori, giocando con tessuti e drappi fino ad abbracciare l’home decor, intrecciando via Spiga e sfociando in via Gesù, dove a farla da padrone è il Museo Bagatti Valsecchi, che offre un mix di arte, cultura e artigianalità  non indifferente.
Ma non finisce qui.
Due luoghi, più d’altri, si sono imposti come elemento d’arredo volutamente eco di tematiche forti e strettamente attuali, quali la violenza e la sostenibilità. Alla prima ha dato voce un nome arcinoto nel settore, Gaetano Pesce, trasformando Piazza Duomo nel raduno Design Week dell’esercito del selfie: braccia alzate, prolunghe e scatti tutti rivolti alla giunonica poltrona, da immaginarsi donna, trafitta da una pioggia incessante e fragorosa di spilli, emblema di sofferenza.
Alla seconda causa, peraltro avvertita nella sua stringente urgenza, ha dato anima e corpo l’instancabile Rossana Orlandi, “woman of design” di lunga esperienza e dal dna innovativo: alla galleria di via Bandello ha associato il Ro Garage, poco distante, frizzante fucina di progetti selezionati per il concorso “Ro Plastic Prize”, ovvero l’eccellenza delle creazioni cosmopolite in plastica riciclata.
E poi tanti giardini, green a profusione, Social Garden by Vanity Fair e bouquet un po’ ovunque, perché il bello calamita il bello.
Verde dominante ancora tra i colori e declinato nelle molteplici sfumature, insieme all’azzurro, altra tinta del momento. Quanto al gusto e alle linee, spicca imperioso l’assodato accordo di classico e contemporaneo ben bilanciato; c’è, poi, del pop a sprazzi, calibrati, e c’è Etro, con le sue palette calde e terrose, pronto a far rivivere gli anni ’80.
Il re 2019 indiscusso dei materiali, dopo l’ex osannato e onnipresente  cemento, è il marmo, proposto in ogni angolo di casa, per superfici e accessori.
Ovviamente non c’è atmosfera calda, di casa, senza annoverare l’universo luci, cui è dedicato il capitolo Euroluce e a cui il cortile della Statale ha garantito un ottimo sfondo-giungla con un’installazione ad hoc, “Giraffe in love”: nata dall’incontro dell’estroso designer Marcantonio e di Queeboo, azienda italiana fondata tre anni fa, che insieme hanno illuminato i colli lunghi dei mammiferi, purtroppo in pericolo d’estinzione, con vistosi lampadari. Di certo gli chandeliers in via Festa del Perdono attirano sguardi in abbondanza, ma sono in buona compagnia, viste le diverse altre interessanti presentazioni connubio di progetti con monito sotteso; tipo la foresta di violini, o “Help” con cinque milioni di tappi di plastica, autentico grido “SOS terra”.
Tornando all’arredamento, in senso stretto, è dalla lampada un’Idea, sempre disegnata da Marcantonio, stavolta in collaborazione con il marchio Slamp, che nasce, a mio avviso, una dritta prettamente rivolta all’architetto. Dimentichi, quando è a contatto con chi gli dà carta bianca e gli si affida integralmente, dimentico che la dimora è la sua, DIMENTICHI, dicevo, il suffisso ambito – cioè star – al termine di archi e, riposto il delirio di onnipotenza, si riappropri del tetto, ritornando così ad essere un architetto consapevole del proprio ruolo, d’aiuto, e non sostitutivo. Si eviterebbero fiumi di abitazioni copie di copie, belle senz’anima, abitate ma mai vissute. Che raccontano di personale quelle pareti? Nulla, rivelano il gusto stereotipato altrui. Evviva, allora, a un’Idea!