Snocciolare curricula mi procura sonnolenza, reputo più divertenti le liste della spesa. Allergica a schemi e formule omologanti, presento il neonato pantablog alla mia maniera, svelando attitudini personali in tono informale:
– scrivo per diletto da tempo, incapace di domare un inchiostro che scorre libero spaziando in ambiti tanto differenti; qui nel web, all’allure della stilografica sostituisco i tasti felpati della tastiera, ergo, racconto di tutto un po’.
– Un decennio d’esperienza maturata nell’universo dell’interior design, mi ha regalato una certa disinvoltura nell’ambito dell’arredo e décor, ergo, luci puntate su ”living and home”.
– Indosso “chipao”, battendo in tempismo noti stilisti che solo da poco osano avvicinarsi alla cultura orientale, ergo, nel mirino “fashion and style”.
– Ho allenato le papille gustative attovagliata a deschi stellati, a tavoli genuini di trattorie ruspanti, non disdegnando la saggezza delle antiche osterie, ergo, indice puntato su ristoranti e locali
Viaggiare emoziona, si assaporano ed esplorano confini. Se la V è maiuscola, e non impacchettata, poesia e avventura si mescolano in un abbraccio arricchente, ergo, conosco un’isola che per i più ancora non c’è!

E non finisce qui, “Se telefonando” è un caleidoscopio, foriero di ricchi spunti, esattamente quanti la fantasia ne suggerirà. Dietro ad ogni squillo la sorpresa… Nessun nome si è rivelato più adatto di quello scelto, tributo non pianificato all’ugola d’oro e alla comune città di provenienza. Vivo a Cremona, quando non siamo altrove, con mio marito Alberto. Con lui, intenso ed unico, vedo il mondo a colori, condividendo passione e passioni.

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| Il tweet del mercoledì | “Risparmiateci”

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Se venisse istituito il premio alla costanza indesiderata, ci sarebbe una combattuta corsa ad accaparrarsi il podio da parte di uno degli infiniti call centers; che sia nel Belpaese o dislocato altrove poco importa, la pervicacia nel tediarti è sempre il suo asso nella manica.
Una vera noia, arrecata non solo dal telemarketing.
Seguono, quasi adiacenti, i puntuali messaggi spazzatura che quotidianamente intasano l’etere e saturano la pazienza: lo spam tra la posta utile spunta ed obbliga ad una spunta per orientarlo nel suo habitat, il cestino.
In una giornata infrasettimanale capita, tra squilli e mails, di non avere tregua; ad ogni ora i disturbatori entrano in azione, senza porsi altro problema se non quello di acciuffare per sfinimento il povero tizio di turno.
In testa alla classifica degli argomenti “offerti”, accanto alle solite compagnie telefoniche ed energetiche, spiccano: trading online, depuratori d’acqua, finanziamenti vari e, non ultimi, impossibili possibili premi per aver partecipato a fantomatici concorsi.
Se alzi la cornetta non è poi così facile abbassarla, almeno mantenendo un profilo educato, s’intende. Perché del grazie ma non sono interessata, o sono già a posto, mai si accontenteranno: pretendono, infatti, tempo, insistendo per illustrare, per convincere, per vendere, e se non concesso, alterano il tono di voce, da mellifluo iniziale ad irritato finale, come da copione ordinario.
Se sei tu ad aver necessità di loro, di Vodafone ad esempio, la musica cambia radicalmente: l’attesa è interminabile, il gioco dei tasti estenuante tanto da mollare talvolta il colpo o, se va in porto, l’ancora-problema giace ancora lì, chi ti risponde ne sa giusto quanto te o delega restituendoti dubbi ma non tempo.
Certo, prendersela con l’anello debole della catena non è la strategia vincente: l’operatore viene spremuto, sottopagato e dal palco del talk-show grida la sua precarietà e sottolinea l’assenza di empatia generale, non solo da parte della multinazionale insensibile che chiede e poco elargisce, ma punta il dito anche verso noi, potenziale clienti, che volentieri e bruscamente lo mandiamo a quel paese. Sì, così pensa impulsivamente; in realtà a quel paese sul serio e per primo, Romania o Albania, lo spedisce chi lo foraggia, non il malcapitato di turno.
Allora, senza risultare maleducati, ci sarà una soluzione elegante per liberarci dall’impasse?.
Alcune ipotesi, passate al vaglio, hanno minor forza: bannare il numero è impresa poco redditizia, non risolutiva e soprattutto non da tutti; attendere nuove leggi sulla privacy richiede ulteriore pazienza, altra in più rispetto a quella già regalata; rispondere sgarbatamente qualifica per ciò che si è, e di maleducati non è che ci sia questo gran bisogno.
La soluzione vincente, unica quasi via d’uscita del tortuoso labirinto, la suggerisce la fantasia, fornendo una motivazione spiazzante, curiosa e gradita perfino alle orecchie dell’invadente seriale più incallito; ci si libera subito, mantenendo toni sereni e civili. E vale meravigliosamente per Enel, Fastweb e mille altre aziende.
Più complicato con chi propina il mercato del Forex, con chi perora la causa della criptovaluta Bitcoin spacciandola per miracolosa e con chi, d’ultima tendenza, tenta di trascinarti nell’arena speculativa del Ripple, ma fattibile lo stesso, per altro verso, ma si riesce comunque a svicolare.
“La ringrazio, è che siamo in partenza per Papua Nuova Guinea”, sortisce un’ottima resa se ci s’imbatte nell’indisponente operatore risoluto nel “Mi lascia spiegare”, successivo al tuo ennesimo “No, grazie”. Se poi, com’è successo, risponde con un “Che bello, adoro i Caraibi”, non replicate, è quello il momento prezioso per chiudere.
Scherzi a parte, se credete di averli sentiti tutti, i seccatori, fate attenzione ai venditori di macchine: un semplice preventivo assume il peso di un macigno per almeno sei mesi, lasso temporale nel quale riceverete incessantemente assilli per comprare quella vettura che, anche a causa sua, non vorrete acquistare nemmeno sotto tortura. Chi la dura la perde, al bando l’insistenza. Risparmiateci.