Snocciolare curricula mi procura sonnolenza, reputo più divertenti le liste della spesa. Allergica a schemi e formule omologanti, presento il neonato pantablog alla mia maniera, svelando attitudini personali in tono informale:
– scrivo per diletto da tempo, incapace di domare un inchiostro che scorre libero spaziando in ambiti tanto differenti; qui nel web, all’allure della stilografica sostituisco i tasti felpati della tastiera, ergo, racconto di tutto un po’.
– Un decennio d’esperienza maturata nell’universo dell’interior design, mi ha regalato una certa disinvoltura nell’ambito dell’arredo e décor, ergo, luci puntate su ”living and home”.
– Indosso “chipao”, battendo in tempismo noti stilisti che solo da poco osano avvicinarsi alla cultura orientale, ergo, nel mirino “fashion and style”.
– Ho allenato le papille gustative attovagliata a deschi stellati, a tavoli genuini di trattorie ruspanti, non disdegnando la saggezza delle antiche osterie, ergo, indice puntato su ristoranti e locali
Viaggiare emoziona, si assaporano ed esplorano confini. Se la V è maiuscola, e non impacchettata, poesia e avventura si mescolano in un abbraccio arricchente, ergo, conosco un’isola che per i più ancora non c’è!

E non finisce qui, “Se telefonando” è un caleidoscopio, foriero di ricchi spunti, esattamente quanti la fantasia ne suggerirà. Dietro ad ogni squillo la sorpresa… Nessun nome si è rivelato più adatto di quello scelto, tributo non pianificato all’ugola d’oro e alla comune città di provenienza. Vivo a Cremona, quando non siamo altrove, con mio marito Alberto. Con lui, intenso ed unico, vedo il mondo a colori, condividendo passione e passioni.

img-ABOUT-1

 

| La cartolina | Saluti da Bologna

222


Gira e rigira quella che mi manca sempre un po’ quando me ne separo è la mia città di adozione, Bologna. Non mi succede la stessa cosa con Cremona, con Londra e con Catania posti nei quali mi trovo spesso più o meno volentieri, e nemmeno con altri. Sarà che mi assomiglia, cioè sono io che assomiglio a certi luoghi. Mi spiego: della mia city di nascita ho preso una delle tre T, mica facile da portare quando devo correre come una disperata per saltare sul tram all’ultimo secondo; di Bologna lo preciso anche se si vede, ho preso la terza opzione. E ora capirete. Dotta: lasciamo perdere, due pianeti sconosciuti!! L’università è la più antica del mondo occidentale e porta da secoli qui studenti dagli accenti differenti, me compresa all’epoca del paleolitico, quando comunque qualcosa in più dei ventenni attuali sapevi. Ma la cultura è roba un filo più complessa del foglietto tanto caro alla mia mammona. Rossa: non mi riconosco in questo colore e se lo vedo scalpito come il toro nell’arena. Grassa: sono io e Bologna non fa che lusingarmi con lasagne, tortellini e mortadella. Di magra mi è rimasta la consolazione, il resto è tutto large. E questa città è tanta, infatti non smetto mai di scoprirla davvero. Mi piacciono i giardini, i baretti dove chiacchierare col vinello buono, i portici, i bolognesi che masticano la esse e che purtroppo oggi sono sempre meno, i negozi di 5 generazioni che ancora qui scovo, ma soprattutto mi piace l’aria che è ancora quella di una città a misura di uomo, anche di cane perché Brando conferma. E poi quando c’è una leggera nebbia e cammino per Piazza Grande scambio le sagome nanette che avanzano per il grande Lucio, e canticchio le sue canzoni, felice di cazzeggiare liberamente. Altri passi e arrivo alle Torri, proseguo oltre e trovo la Carolina, una mia amica bolognese doc con cui parlare è bello, anche solo per sentire un accento superstite. Bologna è peggiorata ultimamente, è meno pulita e sicura, lo sento dire da tutti. Ma questo è un problema comune ovunque e a quanto pare destinato a proseguire. Se un domani non la dovessi più riconoscere, causa ondate di barbari, ho pronto il mio piano b che sto monitorando da una manciatella d’anni. Sirtaki, Retzina e la mia Grecia. Quello che mi frega è la lasagna.

Testo e fotografia di Verdiana Alida Verdi*

*Scenografa di professione, cabarettista per passione.