Snocciolare curricula mi procura sonnolenza, reputo più divertenti le liste della spesa. Allergica a schemi e formule omologanti, presento il neonato pantablog alla mia maniera, svelando attitudini personali in tono informale:
– scrivo per diletto da tempo, incapace di domare un inchiostro che scorre libero spaziando in ambiti tanto differenti; qui nel web, all’allure della stilografica sostituisco i tasti felpati della tastiera, ergo, racconto di tutto un po’.
– Un decennio d’esperienza maturata nell’universo dell’interior design, mi ha regalato una certa disinvoltura nell’ambito dell’arredo e décor, ergo, luci puntate su ”living and home”.
– Indosso “chipao”, battendo in tempismo noti stilisti che solo da poco osano avvicinarsi alla cultura orientale, ergo, nel mirino “fashion and style”.
– Ho allenato le papille gustative attovagliata a deschi stellati, a tavoli genuini di trattorie ruspanti, non disdegnando la saggezza delle antiche osterie, ergo, indice puntato su ristoranti e locali
Viaggiare emoziona, si assaporano ed esplorano confini. Se la V è maiuscola, e non impacchettata, poesia e avventura si mescolano in un abbraccio arricchente, ergo, conosco un’isola che per i più ancora non c’è!

E non finisce qui, “Se telefonando” è un caleidoscopio, foriero di ricchi spunti, esattamente quanti la fantasia ne suggerirà. Dietro ad ogni squillo la sorpresa… Nessun nome si è rivelato più adatto di quello scelto, tributo non pianificato all’ugola d’oro e alla comune città di provenienza. Vivo a Cremona, quando non siamo altrove, con mio marito Alberto. Con lui, intenso ed unico, vedo il mondo a colori, condividendo passione e passioni.

img-ABOUT-1

 

| Moda | Golden Globe 2019

161

Il premio internazionale a stelle e strisce Golden Globe Award, giunto alla settantaseiesima edizione, non ha la gloria irraggiungibile dell’Oscar, ma quanto a peso e calendario poco ci manca. Per che chicche lo si ricorderà in particolare quest’anno?
Senz’altro per il colpo di scena del filmone “A star is born” diretto da Cooper, designato come il possibile, se non sicuro, campione di nominations destinate a tramutarsi in dorate statuette.
Non è così, non convince fino in fondo: a Lady Gaga viene conferito, infatti, solo il meritato riconoscimento nella categoria Miglior canzone, ambito in cui l’applauso è da bis.
E ci sono state alcune altre sorprese, fornite comme d’habitude da quel variopinto circo che è l’universo moda and fashion; mondo parellelo, altrettanto atteso in questa data topica e, pleonastico precisarlo, assai più sotto i riflettori della curiosità intinta nella critica, quantunque non cinematografica.
A riprendersi la scena sul red-light blue carpet, riappropriandosi così anche dell’anelato e non ottenuto, è sempre la risoluta miss Germanotta: turchina dalla chioma ai piedi, né però fatale o fatata sebbene aiutata dal maestoso abito Valentino Couture ricco di strascico, maniche a palloncino sbuffanti e scolli. Certo, compie costanti progressi nel tempo, affinando scelte e abbandonando il look precedente da cubista, ma il percorso verso l’eleganza è arzigogolato e talvolta sbarrato, a prescindere da pose affannosamente studiate e fiumi di volontà.
Soffermando placidamente lo sguardo su vestiti simili per foggia, tessuto e sfarzosità, anche per maison visto che di Valentino ancora si tratta, il confronto chiarificatore e vittorioso lo offre il blu notte, importante, di Gemma Chan; bello il fiocco sulla schiena nuda, lo spacco vertiginoso che svela un originale pantaloncino e, non ultimo, le scarpe abbinate con smaccata precisione.
Emerge, in aggiunta, il successone dei nastri, fiocconi e fiocchini, perché la Chan non è la sola, la schiera di emule è invero corposa.
Si va da Julianne More infiocchettata di bianco, davvero maxi, alla splendida Charlize Theron in black & white, imitata dalla Heard, che con un’affascinante gala chiude il corpetto ton sur ton; fino alla serie infinita di nastrini della Flenning, della Cruz, Gurira e Brie.
Meno indicati seppur presenti, a testimonianza che non ci si fa mancare proprio nulla: stampe animalier, “leggiadre” zeppe, tenuta “centrino style”, cristalli chiassosi, piume disordinate, velato a profusione, acconciature da rivedere e chirurgia plastica da dimenticare, come suggerisce il volto da paresi della Kidman, fasciata in un deludente Kors.
Sul fronte opposto la radiosa Julia Roberts sfiorata, non dal bisturi selvaggio, ma dall’idea, concretizzata, di presenziare con l’outfit inconsueto; un accostamento cromatico di cipria e nero, di strascico con pantalone, di biondo svolazzante e di eterno sorriso. Convince, facilitata da un portamento non comune.
Tirando ora le somme manichee, ai poli opposti chi si è collocato?
Il peggior abbinamento, decretato tale a furor di popolo stiloso, lo ha sfoggiato Elsie Fisher, la voce di Agnes in “Cattivissimo me”, con stivaletti e completo da caccia di velluto arancione. Chiaro è che stesse andando altrove, e certamente ciò avrà pensato ed affermato il povero Kenzo.
The winner is, Catherine Zeta-Jones. Il suo è stato un autentico tributo allo smeraldo, dai gioielli alla creazione di Elie Saab; un colore azzeccatissimo, poco osato, che la fa brillare su tutte, esaltandone l’acclarata bellezza.