Snocciolare curricula mi procura sonnolenza, reputo più divertenti le liste della spesa. Allergica a schemi e formule omologanti, presento il neonato pantablog alla mia maniera, svelando attitudini personali in tono informale:
– scrivo per diletto da tempo, incapace di domare un inchiostro che scorre libero spaziando in ambiti tanto differenti; qui nel web, all’allure della stilografica sostituisco i tasti felpati della tastiera, ergo, racconto di tutto un po’.
– Un decennio d’esperienza maturata nell’universo dell’interior design, mi ha regalato una certa disinvoltura nell’ambito dell’arredo e décor, ergo, luci puntate su ”living and home”.
– Indosso “chipao”, battendo in tempismo noti stilisti che solo da poco osano avvicinarsi alla cultura orientale, ergo, nel mirino “fashion and style”.
– Ho allenato le papille gustative attovagliata a deschi stellati, a tavoli genuini di trattorie ruspanti, non disdegnando la saggezza delle antiche osterie, ergo, indice puntato su ristoranti e locali
Viaggiare emoziona, si assaporano ed esplorano confini. Se la V è maiuscola, e non impacchettata, poesia e avventura si mescolano in un abbraccio arricchente, ergo, conosco un’isola che per i più ancora non c’è!

E non finisce qui, “Se telefonando” è un caleidoscopio, foriero di ricchi spunti, esattamente quanti la fantasia ne suggerirà. Dietro ad ogni squillo la sorpresa… Nessun nome si è rivelato più adatto di quello scelto, tributo non pianificato all’ugola d’oro e alla comune città di provenienza. Vivo a Cremona, quando non siamo altrove, con mio marito Alberto. Con lui, intenso ed unico, vedo il mondo a colori, condividendo passione e passioni.

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| Moda | Passerelle blasonate

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Maggio, le rose e il rincorrersi di appuntamenti blasonati: ben tre, inutile inserire anche l’outfit coi fiocchi di Convivio, di stoffa da raccontare ce n’è già in quantità; di stile molto meno, ma quello è innato e, parcamente si concede, donandosi esclusivamente a fortunati eletti.
Teatro degli eventi mondani, due consueti e regale l’altro, il gotha delle località: New York, Londra e la Costa Azzurra, universale e prevedibile il seguito d’interesse, a pochi giorni di distanza le fatidiche date.
Procedendo, seguendo l’ordine delle città appena elencate, non merita stavolta né eccesso di attenzione né d’inchiostro il Met Gala, pensato sposando la familiare trovata di festa a tema, “religione e moda, sacro e profano”. Chissà per quale arcano mistero, viene da domandarsi dopo aver visto i capolavori sfilare, non optare per l’abbandono del canovaccio, agendo senza diktat, liberamente, secondo fantasia.
Nulla da fare, attenute alla parte, recitandola scrupolsamente spiccano: un’imponente Rihanna, con mise e mitra vescovile by Galliano, che strizza l’occhio a Katy Perry, stralunata e agghindata da Versace con ali dissacranti; ma la pluralità dei riflettori bersaglia la disperate housewife per eccellenza, Sarah Jessika Parker, ricca di cuori rossi luccicanti, disegnati dal duo siculo D&G, e fiera di portarsi in capo un ingombrante tabernacolo, quasi una miniatura del presepe napoletano di mezza San Gregorio Armeno.
Estro e invenzione, almeno sulla carta, firmano questa nota manifestazione, raggiungendo per certi versi l’intento; l’eleganza è rimasta però al palo, difficilmente infatti fiancheggia stramberie e consimili.
Di gran lunga più mediatico, pur non eguagliando lo share epico di lady Diana, il Royal Wedding dell’anno, così inimmaginabile fino a poco tempo prima.
Qui, il gremito pubblico presente ha assistito alla parata-sfilata di teste coronate, attori e volti noti, attendendo stoicamente l’arrivo e l’uscita, pre e dopo funzione, osservando – criticando o ammirando – una varietà di look differenti, da averne a sufficienza fino alle nozze della piccola Charlotte.
Tralasciando chi non ha impresso alcun segno particolare, vuoi per l’assoluta prevedibilità o per un gusto oggettivamente insipido, a catturare l’attenzione sono state due donne antitetiche: Amal e Victoria, la leggiadria contro il funereo.
Sempre chic la prima, per l’occasione vestita in giallo tendente al senape di Stella McCartney, con cappello e chioma al vento, bella e ancor di più al fianco del suo George. Ma se lei è davvero la quintessenza della femminilità mixata al glamour, mister Clooney in questa circostanza è scivolato sulle scarpe, pesanti, proprio non all’altezza. What else? La barba, che dona solo a chi maschera un mento pingue o pronunciato e, volendo, i pantaloni di Armani, perfetti in versione femminile, ardui su maschi non longilinei.
Pecche a parte costituiscono comunque la coppia più apprezzata, la migliore.
Certo, competere con l’altro George, il piccolo principe lì di casa, è impossibile: è imbattibile, broncio compreso. E questo lo sa bene anche il celebre omonimo divo!
Caso Beckham, cambio repentino di musica e calo di sipario; dal sole al buio, quasi volesse gridare forte il suo dissenso all’unione tra i due, se non fosse stato per quelle decolleté rosse, unica nota viva e destabilizzante. Si spera abbia qualche amica audace, una un po’ schietta che la illumini, facendole capire quanto sia fuori strada nella veste di stilista; l’abito, sua creazione, mostra crudelmente la divergenza tra intento e risultato, destinati a non incontrarsi mai. Eppure, a Buckingham Palace gli esempi di carattere sono lampanti: la regina Elisabetta insegna da una vita l’importanza e l’allegria del colore, giocando con il lime, il glicine e le tinte confetto; la stessa Kate ha presto imparato ad essere adatta al ruolo, presentandosi  a dovere, gestendo contesti e pupi, e Carlo, infine, forse era il più elegante, indubbiamente uno che sa godersi la vita, fregandosene del trono e delle seccature.
Ciak, altro set, tra sfavillanti luccichii e nuove sceneggiature: incontro di cinema e fashion.
Ed è subito Festival di Cannes, con pomposi strascichi sartoriali; da guinnes quello di oltre due metri e un milione di dollari ostentato dall’influencer Camila Coelho, desiderosa di oscurare il successo della Ferragni, romantica in rosa Ferretti; fino a quelli metaforici, interminabili, successivi ad ogni premiazione, gonfi di polemiche e risentimento verso verdetti non metabolizzati.
Immutato il fascino della Croisette e del red carpet: calpestare il leggendario tappeto è la missione,  anche se non se ne hanno i numeri, cui puntano starlette e splendide modelle, in posa automatica accanto a chi ha del talento, sfoderando sorrisi e svelando spacchi inguinali su autostrade di gambe.
Non manca il déjà-vu, dal 1946 ad oggi non è una sorpresa, di spalline cadenti o nudità improvvise se ne sono viste;  dall’Abril alla Marceau, alle altre ancora, lo scoprire a comando non stupisce più tanto, anzi si dà per scontato l’arrivo di colei che in assenza del personaggio noto provocatore, pur di far parlare di sé, provveda allo strip di turno.
Si sono registrate anche delle novità: al bando l’inflazionato selfie, presente la parata femminile del movimento in auge #MeToo, commovente ed autentica rivelazione, infine, Marcello Fonte in Dogman di Garrone.
Regina dell’haute couture, perché gli abiti sono le vere star della festa, Cate Blanchett, impeccabile presidente di giuria e al primo posto nella mia personale top list delle vestite al top, tanto d’accaparrarsi la foto di copertina.
Distinta nello sfoggiare capi di Armani, ha raggiunto il massimo in Givenchy multicolor; valorizzata dalle balze cromatiche della gonna e dal contrasto regalato dal sobrio davanti e dal sorprendente scollo sulla schiena.
Dopo di lei, seppur lontana, Milla Jovovich in Prada tenue malva, abituata a vincere facile considerando la bellezza che la contraddistinge, gradevole facilmente con qualsiasi capo; sfoggiava gioielli Piaget, ma ancor più brillanti i suoi parlanti occhi color smeraldo.Il bianco se la batte con il nero dalla notte de tempi, Carla Bruni ben lo rappresenta nel candido Dior atto ad  esaltare il suo fisico slanciato. Peccato per il viso, lì l’errore non è del truccatore.
Portabandiera dello scuro, di finissimo pizzo, la caliente Penelope Cruz, insieme al marito e al sorriso smagliante. Black indossato con generosità, anche la figlia di Jagger, Georgia May, lo sceglie per il suo dress lungo e sexy, e anche lei ride divertita, svelando quel difetto-pregio che la fa ricordare doppiamente, il diastema.
Si notano, poi, soprattutto per l’avvenenza straesibita, però, va precisato, non inciampano nel cattivo gusto né, mai e poi mai, nelle code delle vesti: Bella Hadid, Irina basta il nome, Alessandra Ambrosio, Adriana Lima sponsorizzata Chopard, l’Eva senior e, seppur con  spinta d’aiuto, Lara Lieto.
Prima di ricordare chi ha toppato, una menzione particolare alla giurata Khadja Nin, vivace nei suoi costumi e turbanti etnici, che ha portato  una ventata di vistoso brio e autostima alla kermesse.
Difficile da collocarsi, adatta al limbo del si può migliorare, la ramata Julianne Moore: ha indossato una creazione rossa del gettonato Givenchy, con tanto di altisonante mantella, mostrando la predilezione per la tinta e muovendosi con disinvoltura, risultando persino originale. A rovinare l’insieme, la zeppa, dettaglio sbaglio.
Esattamente una delle sviste peggiori, il capitombolo sulla calzatura.

Neppure la “Venere nera” si è salvata; la telecamera ha cabrato crudelmente, zumando dall’inazzeccato sandalo tipo zoccolo all’abito, svilendo così perfino le invidiate gambe della sempre in forma Naomi.
Dulcis in fundo, le cantonate.
Inaspettata da Chiara Mastroianni, quasi inspiegabile. La sorte benevola, o meglio la felice unione genitoriale, l’ha dotata di un corredo cromosomico eccellente, e lei volentieri ha rivelato di avere sceltezza unita a quel fascino tutto francese. In un attimo getta alle ortiche lustri di stile, facendo rimpiangere l’allure in smoking sfoggiato magnificamente, sulla scia della Theron e non solo. Il minidress floreale con imbottiture megagalattiche la penalizza fortemente, uno dei pochi Saint Laurent non riusciti e assolutamente inadatto, a prescindere dalle occasioni.
Ancora ancora guardato su una come lei, dove la meglio l’hanno le gambe e non le spalle surreali, ridicolo su corpi tozzi.
Termina la lista celebrities con Alice Rohrwacher, miglior sceneggiatrice per Lazzaro felice, bravissima nel suo mestiere. Quanto alle uscite mondane, andrà certamente assai meglio alla settantaduesima edizione; prendendo spunto magari da Alba, la sorella, già potrebbe trarne un repentino giovamento, e tempo dodici mesi giungeranno novelli progressi.  Almeno in quei giorni festaioli, che trucco, parrucco e guardaroba siano degni della sua acclarata capacità artistica.