Snocciolare curricula mi procura sonnolenza, reputo più divertenti le liste della spesa. Allergica a schemi e formule omologanti, presento il neonato pantablog alla mia maniera, svelando attitudini personali in tono informale:
– scrivo per diletto da tempo, incapace di domare un inchiostro che scorre libero spaziando in ambiti tanto differenti; qui nel web, all’allure della stilografica sostituisco i tasti felpati della tastiera, ergo, racconto di tutto un po’.
– Un decennio d’esperienza maturata nell’universo dell’interior design, mi ha regalato una certa disinvoltura nell’ambito dell’arredo e décor, ergo, luci puntate su ”living and home”.
– Indosso “chipao”, battendo in tempismo noti stilisti che solo da poco osano avvicinarsi alla cultura orientale, ergo, nel mirino “fashion and style”.
– Ho allenato le papille gustative attovagliata a deschi stellati, a tavoli genuini di trattorie ruspanti, non disdegnando la saggezza delle antiche osterie, ergo, indice puntato su ristoranti e locali
Viaggiare emoziona, si assaporano ed esplorano confini. Se la V è maiuscola, e non impacchettata, poesia e avventura si mescolano in un abbraccio arricchente, ergo, conosco un’isola che per i più ancora non c’è!

E non finisce qui, “Se telefonando” è un caleidoscopio, foriero di ricchi spunti, esattamente quanti la fantasia ne suggerirà. Dietro ad ogni squillo la sorpresa… Nessun nome si è rivelato più adatto di quello scelto, tributo non pianificato all’ugola d’oro e alla comune città di provenienza. Vivo a Cremona, quando non siamo altrove, con mio marito Alberto. Con lui, intenso ed unico, vedo il mondo a colori, condividendo passione e passioni.

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| TV | Le tre dame della televisione italiana

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Scremando il palinsesto televisivo con una ferrea sforbiciata taglia trasmissioni di stampo “d’ursiano”, le più, e circoscrivendo l’interesse ai programmi d’informazione, tre nomi primeggiano.
C’è la conduttrice radical chic, detto non in tono sardonico bensì dando peso ai due termini singolarmente – radicale quanto ad origine politica del consorte, chic quanto ad evidenza – che è la regina dal trono solido di casa Mediaset, ceduto, anzi prestato, sporadicamente.
C’è la giornalista colonna portante di Rai3, dal piglio caratteristico e dall’immagine proposta fedele nel tempo.
C’è, infine, saltando a La7,  colei che, invece, è rimasta, visivamente alludendo, vagamente devota unicamente al colore dei capelli, il rosso.
Una pennellata è bastata a disegnarle, tanto sono riconoscibili le tre dame  della notizia, abituate sì alla telecamera e alla rivalità di ascolti e gradimento, ma anche allo spaziare con coltivata dimestichezza in ambiti vari d’attualità.
Apre le danze, seguendo la sintetica descrizione introduttiva abbozzata poc’anzi, la versatile Barbara Palombelli con i suoi modi miti e convinti; a proprio agio nelle vesti di garbata padrona di casa televisiva d’ogni fascia oraria, da Forum a Stasera Italia. Ed è proprio alla guida di quest’ultimo format serale, come ho già recentemente evidenziato, che ha imposto il suo brillante accessorio distintivo, da spontanea influencer, sdoganando la rediviva spilla e appuntandosela vezzosamente.
Scelta, questa, assolutamente non banale, e che rispecchia il suo stile espositivo, piacendo: all’élite, all’ambiente comodo pariolino, a chi non sbraita e non s’affanna per apparire, a chi vanta buone ascendenze e a chi pur non essendo all’ultima spiaggia è a l’Ultima Spiaggia; piace però, anche, al pubblico meno colto, alle categorie non protette, a chi fa fatica a giungere a fine mese, alle estetiste – che sempre cita, avendole per figlie – a Cuneo e a Palermo, a chi vota Pinco e a chi Pallino. Già, perché è, e non se ne contano poi parecchie, un’equilibrista del bon ton democratico.
Diverso, difficilmente imbrigliabile in una definizione, il profilo della seconda dama, Bianca Berlinguer. Un cognome rilevante,  non facile o jolly a seconda delle situazioni, senza dubbio di peso almeno sotto due aspetti. Il primo, più ovvio ma meno incisivo nel suo caso, è il confronto immediato genitore-figlio al quale pare debbano sottostare i volti noti: i Gassman, i De Sica, i Giannini, i Celentano e i Tognazzi. Ecco, tranne forse gli Angela, i nomi precedenti fanno rimpiangere i padri, di gran lunga superiori. E qui, la Berlinguer ne esce con un suo profilo, non facendo né rimpiangere né sfigurare la figura paterna. Ma è il secondo punto, nel suo caso, quello più ostico e invincibile; l’esser dalla nascita, ancor prima di aver balbettato una vocale, marchiata come brava o incapace, simpatica o detestabile, a seconda della mera eredità politica in dote. Insomma, lei è, secondo l’ottica comune, la figlia di Enrico Berlinguer, con i vantaggi comprensibili e gli svantaggi ingiusti, punto. In realtà, sono anni che ha mostrato di saper fare quel mestiere; fedele al suo caschetto, al terzo canale Rai e al suo ritmo comunicativo. Che abbia, poi, raggiunto una consolidata posizione da gradini sopraelevati lo conferma Virginia Raffaele bersagliandola, imitandone pause e incedere. Chi, al contrario, tende ad offuscarla, appannando “Cartabianca”, è l’ospite fisso, Mauro Corona, con il suo noioso “Bianchina” che stimola il cambio di canale immediato.
Dulcis in fundo, bussando al civico via etere La7 di Cairo, campanello “Otto e mezzo”, ti apre la fulva altoatesina Gruber. “Ahi quanto a dir qual è – e non qual era-  è cosa ardua e dura”, parafrasando Dante e la Divina Commedia. Qual era e qual è, questo è l’oscuro punto. Negli anni Novanta, lo si ricorderà volentieri, non era una nel mazzo fra le tante dalle buone speranze; la sua disinvoltura verbale le aveva da subito consentito di emergere e inanellare successi professionali di una precisa caratura. Nessun ostacolo pare, poi,  fermare la sua corsa: conduzione di tg, inviata, autrice di libri e, oramai da tempo, al timone del talk quotidiano. Appare regolarmente con voce sicura, atteggiamento deciso e grintoso, impeccabile in Armani abbigliata; dando, quindi, la netta sensazione di una personalità strutturata…fino a quando, purtroppo, qualcosa va storto, e alla presunta certa autostima subentra l’inspiegabile quanto assurda lievitazione facciale. Così, ora, a trasformazione avvenuta, ha perso smalto, uniformandosi a canoni inespressivi uguali nella medesima gonfia tristezza. Lei che uguale, triste e gonfia non era, per niente.
Al netto di pregi e difetti, le tre dame della programmazione che conta non sembra debbano temere alcuna detronizzazione, all’orizzonte non s’intravedono folle di giornaliste-conduttrici in grado d’insidiarne lo status.