Snocciolare curricula mi procura sonnolenza, reputo più divertenti le liste della spesa. Allergica a schemi e formule omologanti, presento il neonato pantablog alla mia maniera, svelando attitudini personali in tono informale:
– scrivo per diletto da tempo, incapace di domare un inchiostro che scorre libero spaziando in ambiti tanto differenti; qui nel web, all’allure della stilografica sostituisco i tasti felpati della tastiera, ergo, racconto di tutto un po’.
– Un decennio d’esperienza maturata nell’universo dell’interior design, mi ha regalato una certa disinvoltura nell’ambito dell’arredo e décor, ergo, luci puntate su ”living and home”.
– Indosso “chipao”, battendo in tempismo noti stilisti che solo da poco osano avvicinarsi alla cultura orientale, ergo, nel mirino “fashion and style”.
– Ho allenato le papille gustative attovagliata a deschi stellati, a tavoli genuini di trattorie ruspanti, non disdegnando la saggezza delle antiche osterie, ergo, indice puntato su ristoranti e locali
Viaggiare emoziona, si assaporano ed esplorano confini. Se la V è maiuscola, e non impacchettata, poesia e avventura si mescolano in un abbraccio arricchente, ergo, conosco un’isola che per i più ancora non c’è!

E non finisce qui, “Se telefonando” è un caleidoscopio, foriero di ricchi spunti, esattamente quanti la fantasia ne suggerirà. Dietro ad ogni squillo la sorpresa… Nessun nome si è rivelato più adatto di quello scelto, tributo non pianificato all’ugola d’oro e alla comune città di provenienza. Vivo a Cremona, quando non siamo altrove, con mio marito Alberto. Con lui, intenso ed unico, vedo il mondo a colori, condividendo passione e passioni.

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| Il tweet del mercoledì | Stile

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Se non lo si ricorda ora, finisce come l’anno scorso, riposto nell’armadio fino al sopraggiungere del prossimo freddo inverno. La primavera bussa, ma qualche giornata ventosa consente ancora di annoverare, tra i velli importanti, un filato caratteristico, proposto nella fierezza di colori sgargianti, che più gli fanno onore.
Non ricercato per la morbidezza ed il vellutato, a ciò soddisfano camelidi selvaggi andini e capre selezionate asiatiche. Apprezzato per l’inconfondibile ricciolo, frutto di cura e ben tredici fasi di lavorazione, il Panno Casentino è straordinariamente caldo, robusto, elegante e squisitamente italiano. La storia è tanto lunga quanto esclusivo il risultato; un balzo indietro al Medioevo, nacque nel 1537, quando artigiani lanaioli scoprirono questo tessuto ruvido e assai pratico, impiegandolo proprio in virtù di tali doti.
Nell’Ottocento, cambio di sorte, Verdi, Puccini e la classe elevata lo eleggono a scelta raffinata e di gusto, portandolo così nei migliori salotti del Paese. Oggi, il testimone è passato alle case d’alta moda, pronte a sceglierlo come elemento distintivo.

scatto Bo | classe & stile

La zona di produzione unica è rimasta fortunatamente sempre la stessa, il Casentino, con il suo susseguirsi di piccoli centri attivi: Bibbiena, Poppi, Pratovecchio e Stia, nell’alta valle dell’Arno, autentica oasi verde dell’Appennino tosco-romagnolo. Esplosione di ossigeno, ricche foreste di castagni e querce si alternano ad abeti e faggi, spuntano castelli all’improvviso ammantando di fatato il paesaggio, passa qualche treno non lontano ricordando che proprio qui sorse la prima stazione ferroviaria. In assoluto, però, è patria di questa lana vivace, oramai celebre, pur conservando quell’allure di nicchia che non guasta, anzi aggiunge fascino. Assaporare le bellezze del territorio nel luogo d’origine ha un sapore vero, è uno scoprire tradizioni valorizzandole a pieno; acquistare un capo direttamente lì soddisfa più che altrove, se ne respira la storia che non ha l’abito che di storia non ne conosce. Percorrete, pertanto, il tragitto descritto, fermando saggiamente il motore all’indirizzo top del panno, la premiata azienda T.A.C.S. di Stia, maestra nel rispettare rattinatura e tappe sorelle; mantelle, cappotti, giacche e giacconi, cortesia e qualità. Il viaggio poi prosegue, pigiate l’acceleratore in direzione del capoluogo di provincia, perché Arezzo merita e i sensi sono cinque; dopo il tatto, la vista sarà ancora appagata ed anche il palato si unirà felice, nella città dell’oro, o meglio d’oro, che profuma di arte, cultura e cibo schietto.

scatto Bo | mantella